martedì 10 maggio 2011

Brezza Marina

  
Spumeggianti increspature affiorano in lontananza
stagliano il blu infinito danzando sinuosamente...
indefesse accorono bramando la nuda roccia
d'impeto si protendono quasi a volerla ghermire
ma finendo per cingerla solo fugacemente...
placide si ritraggono per poi precipitarsi ancora
sospinte soltanto da un ardente...

Brezza Marina


sabato 7 maggio 2011

Sincronicità... Coincidenze Significative

Salvador Dalì: "Le tre sfingi di Bikini" 1947
"Quasi ogni giorno si verifica nella nostra vita un certo tipo di evento che chimamiamo coincidenza. Succedono due cose, e per un motivo o per un l'altro il modo in cui sono collegate richiama il nostro interesse. Alcune di queste coincidenze quasi non sembrano toccarci, nè emotivamente nè sotto l'aspetto intellettivo. Si tratta, come si dice di solito, "di una semplice coincidenza". Comunque se prestiamo una qualche attenzione all'effetto che gli eventi hanno su di noi ci accorgiamo di avere già  sperimentato un diverso tipo di coincidenza una convergenza di eventi che ci ha lasciati scossi. Nel momento in cui si verifica una coincidenza simile sappiamo che ci sta capitando qualcosa di importante carico di significati. Percepiamo e vediamo, nell'accidentalità, un elemento significativo. Metre ad altri questo potrà sembrare frutto del caso o una semplice coincidenza, la nostra esperienza ci dice che sta succedendo qualcosa di radicalmente differente, Carl Gustav Jung ha chiamato questo secondo tipo di coincidenza significativa... "sincronicità". Ritego, e questo è anche il presupposto del libro che avete cominciato a leggere, che la nostra esistenza sia una storia e che gli eventi sincronistici servano a far sì che ce ne rendiamo conto. Ebbene non sono forse tutti gli elementi che formano la base di una storia riuscita? Ci aspettiamo un intreccio interessante e ben congegnato, nel quale  gli eventi accadano secondo un piano preciso; un piano che all'inizio non riusciremo forse a cogliere nella sua totalità ma che con il dipanarsi della storia diventa sempre più chiaro, così che quanto ci sembra casuale e insensato si rivela in seguito importantissimo. 

E l'importanza dell'intreccio è soprattutto  legata all'impatto emotivo che quegli eventi producono sulla vita dei personaggi, al modo in cui li cambiano e li trasformano: talvolta in peggio, talvolta in meglio, ma sempre in modo significativo. Gli eventi sincronistici richiamano la nostra attenzione sul fatto che le vite sono storie e hanno una certa struttura: un intreccio che non sempre siamo immediatamente in grado di percepire ma che, in momenti chiave della nostra esisitenza, ci balza all'occhio in seguito a una sorta di convergenza di eventi esterni e coindizioni interiori che noi, a mio avviso sbagliando, immaginiamo plausibile soltanti nei romanzi. E proprio come nei romanzi, gli eventi sincronistici hanno un impatto denso di significati. Essi ci offrono una visione diversa di noi stessi, una prospettiva più ampia sulla nostra esistenza, oppure una comprensione più profonda degli altri o del mondo. 

Gli eventi sincronistici ci costringono a misurarci con il fatto che talvolta le storie che raccontiamo sul nostro conto, le storie che vorremmo vivere, non sono necessariamente quelle nelle quali viviamo o nelle quali, se vogliamo spingere oltre la questione, siamo destinati a vivere. La consapevolezza che abbiamo di noi stessi, il nostro io, tende addirittura a ritenersi offesa dall'irrazionalità e dalla casualità degli eventi sincronistici. Come risulta dalle storie che seguono, alcuni tra i più memorabili eventi sincronistici nella vita di un individuo riguardano l'incontro casuale con la persona giusta al momento giusto, in un momento di grande necessità o di insolita apertura agli altri. Lungo l'intero arco del testo ho sparso storie di quelli che illudendoci chiamiamo incidenti, eventi sfavorevoli che abbiamo cercato in ogni modo di evitare ma che talvolta, da una prospettiva sincronistica, non sono ne sfavorevoli ne insignificanti per le storie della nostra vita. Come ho già detto non vi è nulla di piu facile che rifiutare l'esperienza sincronistica di un altro. Eppure mentre leggete questo libro e le storie che vi sono contenute vi consiglio di andare spesso con il pensiero alla vostra esprienza, ricordate quando la verità della nostra vita, gli eventi significativi ma assoulutamente casuali che hanno contribuito a dare forma alla vostra storia, vi sembrano più strane di un romanzo. 

Come ha scritto Milan Kundera, l' autore de "L'insostenibile leggerezza dell'essere", facciamo bene a rimproverare coloro che sono ciechi alle coincidenze uniche che chiamiamo sincronistiche ci rendono di volta in volta coscienti della bellezza, dell'ordine e del concatenarsi delle storie che stiamo vivendo. La prossima volta che si verificherà un qualcosa inatteso una telfonata, un incontro, un sogno, un colpo della buona o della cattiva sorte, vi invito tutti a ricordare alcune delle storie qui raccolte e  di essere aperti alla possibilità che questo incontro casuale, questo evento accidentale, si riveli come momento di svolta nella storia che viviamo quotidianamente. Se adottiamo un atteggiamento simbolico nei confronti della nostra vita, esplorando il significato di quanto ci succede, e dunque attivando la nostra capacità di creare una totalità a partire dagli eventi accidentali e diversi che ci capitano, ci accorgeremo che indipendentemente dall'intecccio, dall'ambientazione e dai personaggi, maggiori o minori che siano, nelle storie della nostra vita niente succede per caso."

 Estrapolato da: 
"Nulla succede per caso - Le coincidenze che cambiano la nostra vita" 
di Robert H. Hopcke








Una delle citazioni utilizzate spesso da Jung sulla sincronicità è tratta da "Alice nel paese delle meraviglie " di Lewis Carrol, dove la Regina dice ad Alice:

«E' una memoria ben misera quella che ricorda solo ciò che è già avvenuto»

Considerata  superficialmente come un'autentica antitesi della causalità, la Sincronicità rappresenta di fatto un modalità di apparente "assemblaggio di fenomeni" attraverso il quale si arriva a coincidenze e a corrispondenze significative. In realtà la Legge della Sincronicità non contraddice la Legge della Causa e dell'Effetto. Facendo un parallelismo tra la Legge della Causa e dell'Effetto e la Legge della Sincronicità constateremo che esse non sono in nessun caso in contraddizione ma perfettamente complementari. La Legge del Karma è, per così dire, la legge delle cause o delle connessioni inerenti alla manifestazione, mentre la Legge della Sincronicità può essere considerata la Legge delle "cause divine" dei miracoli. (più che altro i suggerimenti del destino direi... N.D.T.) La Legge della Sincronicità ci rivela l'esistenza di un mondo misterioso dei sensi che è sovrapposto a quello fisico nel quale viviamo ma che è altrettanto reale. La comprensione e l'applicazione di questa legge, a livello spirituale, è ciò che ci permette la realizzazione di salti spirituali.  

Jung considera che simili corrispondenze si possano produrre tra un evento psichico e un evento fisico che non sono legati in modo causale l'uno all'altro. Simili fenomeni sincronistici (non sincroni perché non è obbligatorio che si producano simultaneamente) hanno luogo per esempio nel momento in cui le manifestazioni psichiche (sogni, visioni, presentimenti) arrivano, ad un certo momento, ad avere una corrispondenza nella realtà esteriore. La teoria della Sincronicità ci suggerisce l'esistenza di un mondo misterioso che trascende la causalità, che è situato in un altro ordine della realtà: oltre le cause materiali, oltre lo spazio e il tempo. A questo livello si trovano gli engrammi (tracce mnemoniche che creano un circuito abituale di reazioni a stimoli esterni simili a situazioni già vissute: abitudini emotive che agiscono automaticamente sui comportamenti) degli archetipi, che si riflettono nell'inconscio collettivo, che può essere concepito come un "continuum onnipresente".


In pratica possiamo distinguere tre tipi principali di sincronicità:

- La coincidenza profondamente significativa tra lo stato psico-mentale di una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che hanno luogo simultaneamente.

- La coincidenza profondamente significativa tra lo stato psico-mentale di una persona e uno o più eventi esteriori , obiettivi, che si trovano fuori dal campo di percezione di questa o che sono lontani nel tempo e quindi non possono essere conosciuti e verificati se non  dopo che l'evento rispettivo si sia prodotto.

- La coincidenza profondamente significativa tra uno o più avvenimenti che sono vissuti da una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che si manifestano allo stesso tempo (simultaneamente) o dopo un periodo di tempo molto breve.
















Synchronicity è il quinto ed ultimo album della band The Police, pubblicato nel giugno 1983 dalla A&M Records. Synchronicity è senz´altro l'album dei Police più maturo e significativo, e segna il taglio definitivo dell'influenza del reggae nella loro musica. Nella stesura di alcuni dei testi, Sting fa riferimento alla teoria della sincronicità di Carl Gustav Jung (in una delle foto di copertina sta leggendo un suo libro)


martedì 3 maggio 2011

Musica per l'Anima

  
 
I Blues Brothers sono un gruppo musicale blues e soul fondato nel 1978 dai comici Dan Aykroyd (Elwood J. Blues) e John Belushi ("Joliet" Jake E. Blues)  come parte di uno sketch musicale per il Saturday Night Live. In seguito andarono oltre i confini dello schermo televisivo pubblicando il loro primo album, Briefcase Full of Blues (sempre nel 1978), e quindi realizzando un loro film , The Blues Brothers (anno 1980 e diretta da John Landis; la BBC ha dichiarato la colonna sonora di Blues Brothers come la più bella della storia del cinema, grazie anche all'incredibile e irripetibile cast di giganti della storia della musica Ray Charles, Aretha Franklin, James Brown, Cab Calloway, John Lee Hooker). Attualmente le voci soliste sono Eddie Floyd, Rob Paparozzi, Dan Aykroyd, anche se la presenza di quest'ultimo è limitata dai molteplici impegni. Spesso si uniscono alla Blues Brothers Band anche Jim Belushi (fratello di John) e John Goodman, co-protagonista del sequel Blues Brothers - Il mito continua.



















Ray Charles Robinson (Albany, 23 settembre 1930Beverly Hills, 10 giugno2004) è stato un cantante e pianista statunitense, considerato uno dei pionieri della musica soul. Cieco dall'età di sette anni a causa di un glaucoma, seppe coniugare sonorità diverse, dal rhythm and blues alla musica country.
Il brano Georgia on My Mind è stato il suo più grande successo. The Genius  come era stato soprannominato per il suo straordinario talento artistico, nel 1980 apparve nel film The Blues Brothers. Frank Sinatra lo chiamò "l'unico vero genio del business". Nel 2004, Rolling Stone Magazine lò nominò 10º tra i 100 più grandi artisti di tutti i tempi e 2º nella classifica del 2008 dei 100 più grandi cantanti di sempre. Il sopra citato brano Georgia on My Mind - assieme ad altri motivi come I Can't Stop Loving You, Unchain My Heart, Hit the Road Jack - gli sono valsi tredici Grammy.

















Il più piccolo di tredici figli, Bill Withers inizia ad avvicinarsi alla musica all'età di diciotto anni nel 1956, e per intraprendere la carriera musicale lascia i marine1965 e si trasferisce a Los Angeles. Inizialmente suona nei club e registra alcuni demo, fino a che negli anni settanta non conquista l'attenzione della Sussex Records, che nel 1971 pubblica il primo album di Withers Just as I Am, a cui collabora il chitarrista Stephen Stills. L'album ottiene un buon successo, principalmente spinto dal primo singolo Ain't No Sunshine (All'incisione del brano partecipò Donald "Duck" Dunn, membro dei Blues Brothers, al basso), che vende oltre un milione di copie e vince il Grammy Award come miglior brano R&B. nel



venerdì 29 aprile 2011

Turbine Effimero



Spiega le ali e Vola...
si libra alto lassù e sfreccia
fino al confine tra sogno e realtà...
dove il tempo è soltanto un postulato 
e dove lo spazio sublima istantaneamente...
anime che collidono per poi amalgamarsi in un... 

Turbine Effimero


 

mercoledì 27 aprile 2011

Chuck "Evil" Shuldiner... The Godfather of Death Metal

Charles si avvicinò alla musica iniziando a suonare la chitarra acustica nel 1976, all'età di nove anni, dopo il trasferimento della famiglia ad Altamonte Springs, un sobborgo di Orlando in Florida. Nel 1974 Frank Schuldiner, il fratello di Chuck, morì all'età di 16 anni in seguito ad un tragico incidente stradale; questo fatto scioccò a lungo il giovane chitarrista. Per aiutare il figlio a dimenticare il tragico evento, la famiglia Schuldiner gli regalò una chitarra elettrica, strumento che Charles già da lungo tempo desiderava. Dopo aver acquistato anche un set di amplificatori, Schuldiner iniziò ad applicarsi sul nuovo strumento, esercitandosi quasi totalmente da autodidatta e smettendo di prendere lezioni dopo la seconda seduta. L'unica traccia che il suo maestro gli poté insegnare durante le poche lezioni fu Mary Had A Little Lamb. Schuldiner iniziò così a trascorrere i weekend nella sua stanza o nel suo garage, suonando o componendo brani per chitarra. Riuscì poi a ritagliarsi degli spazi di circa tre ore per esercitarsi con lo strumento anche durante gli altri giorni della settimana e, grazie anche a questo metodico studio, il chitarrista si esibì per la prima volta in pubblico all'età di soli 10 anni.

Ormai dedicatosi a tempo pieno alla musica, Schuldiner fondò nel 1983 il suo primo gruppo, i Mantas, insieme al batterista Barney "Kam" Lee e al chitarrista Rick Rozz. Con questa formazione Chuck cominciò a comporre i primi brani, tracce che verranno poi rilasciate nel 1984 su un nastro intitolato Death by Metal e registrato amatorialmente nel garage dell'abitazione della madre del chitarrista. Dopo pochi show, Schuldiner decise di cambiare il nome del gruppo in Death. I brani fino ad allora composti erano ancora molto grezzi e semplici, completamente privi di parti tecniche; allo stesso modo le pubblicazioni delle demo erano di basso livello, alquanto rare e registrate con strumenti a basso costo e di scarsa qualità. Parlando proprio di questi primi anni con il gruppo, Schuldiner raccontò in un'intervista:

« Quando esordii con la band, avevo solo suonato la chitarra per sei o sette mesi-non sapevo neanche suonare un assolo. Il mio unico obiettivo era di suonare riff più brutali possibili accompagnandoli con il suono di chitarra più forte di sempre, ma ebbi sempre la volontà di diventare un chitarrista migliore. Nonostante le cose fossero parecchio grezze allora, avevo sempre l'intenzione di giungere ad un gruppo death metal melodico. Sapevo che ci sarebbe voluto del tempo per arrivare a quel punto, e lavorai duro per arrivarci.»


Nell' ultima parte della sua carriera Chuck sciolse i Death per dedicarsi interamente ai Control Denied, per i quali ingaggiò nuovamente Steve DiGiorgio e il cantante Tim Aymar. Con questa formazione fu pubblicato nel 1999 il primo album di questo gruppo, intitolato The Fragile Art of Existence. Il disco presenta un sound heavy metal molto tecnico, vicino allo stile presentato nell'ultimo album dei death The Sound of Perseverance, ma completamente privo di parti cantate in scream.

Contrariamente a quanto molti sostengono, Schuldiner non fu mai molto istruito in quanto a teoria musicale. Egli sosteneva che il "suonare a orecchio" fosse il modo migliore e il più adatto ad esprimere le proprie sensazioni in musica, e compose per tutta la sua carriera le sue scale, rimaste un perfetto testamento del suo eccellente senso musicale, secondo questo metodo. Schuldiner si preoccupò subito di teorizzare la sua tecnica compositiva, insegnandola a gran parte dei sui musicisti, come James Murphy, Paul Masvidal, Andy LaRocque, Bobby Koelbe e Shannon Hamm.

Charles diede un contributo fondamentale alla nascita del death metal. Infatti le sue parti cantate in growl presentavano già tutte quelle cararatteristiche che oggi sono tipiche dei cantanti di questo genere, ovvero una voce estremamente rauca e bassa di tono capace di elevarsi a vette vocali più alte ma pur sempre urlate e lontane da quelle più melodiche proposte dagli altri generi metal. Secondo quanto detto dalla madre in un'intervista, comunque Charles era solito ascoltare ogni tipo di musica. È noto che egli apprezzò e prese spunti, oltre che dalle più svariate forme di metal, anche dal genere jazz e dalla musica classica. La madre del chitarrista ricordò ancora che gli unici generi che Schuldiner non ascoltò mai furono il country e il rap.


La chitarra maggiormente utilizzata da Chuck Schuldiner durante la sua carriera fu una B.C. Rich modello Stealth di colore nero o verde smeraldo e a sei corde, strumento molto raro e acquistabile solo nei negozi ufficiali della marca.

Schuldiner si schierò spesso apertamente riguardo alcuni problemi sociali che lo avevano in qualche modo toccato. Ad esempio Charles fu sempre apertamente contrario alla droga. Questo fatto è dimostrato da alcuni suoi brani come "Living Monstrosity", in cui narra delle difficoltà di adattamento di un ragazzino maniaco nato da madre tossicodipendente, e da alcune interviste e dichiarazioni rilasciate dall'artista. Comunque Schuldiner era favorevole all'uso, per scopi medicinali, delle droghe e in particolare della cannabis.












martedì 26 aprile 2011

Un Sorriso...

Per taluni risulta così scontato 
che quasi non deve esser più ricercato...
per talaltri è diventato ormai un tabù 
quasi fosse un mero strumento di belzebù...
per troppi è un'altra maschera indossata 
quel che conta è soltanto la facciata...
per pochi però, è un gesto spontaneo 
che sgorga proprio dal cuore...
sincero, genuino, estemporaneo,
fiocco di neve che reca candore,
sfavillante raggio di sole che squarcia la volta celeste...
illuminando le vite di chi ti sta accanto 
e nel profondo si sente triste...
è un gesto semplice ma bada, non lo sottovalutare
finiresti col dimenticare, che certe volte
perfino una vita è in grado di salvare...
eccolo... così dal nulla... guizza all'improvviso è... 

Un Sorriso 


La Perenne Rinascita

Come la fenice che risorge dalle sue ceneri... Siamo qui pronti per continuare un viaggio che ci porterà molto lontano; oltre i limiti dell'immaginazione, dello spazio e del tempo conosciuti... cavalcando sull'onda del destino, attraversando correnti impetuose e risalendo dai gorghi oscuri che ci inghiottono... 
Continuiamo imperterriti verso la meta, vivendo il presente attimo per attimo e scrutando il futuro con curiosità, destreggiandoci nelle trame del fato cerchiamo di cogliere i segni che ci propone... 
Ancora una volta siamo qui pronti per combattere a denti stretti, sguainando il coraggio, perchè come sempre nella vita... 




La cosa più importante è non arrendersi mai...


 "La fenice, spesso nota anche con l'epiteto di Araba fenice, era un uccello mitologico noto per il fatto di rinascere dalle proprie ceneri dopo la morte. Gli antichi egizi furono i primi a parlare del Bennu, che poi nelle leggende greche divenne la fenice. Uccello sacro favoloso, aveva l'aspetto di un'aquila reale e il piumaggio dal colore splendido, il collo color d'oro, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con penne rosee, ali in parte d'oro e in parte di porpora, un lungo becco affusolato, lunghe zampe, due lunghe piume — una rosa ed una azzurra — che le scivolano morbidamente giù dal capo (o erette sulla sommità del capo) e tre lunghe piume che pendono dalla coda piumata — una rosea, una azzurra e una color rosso-fuoco...

Il volatile più idoneo a rappresentarla è la Garzetta: uccello simile all'airone, di cui numerosi esemplari vennero sterminati solo poiché i loro ciuffi costituivano le "aigrettes" usate per confezionare i pennacchi coi quali si adornavano le dive. Come l'airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall'acqua, la Fenice venne associata col sole e rappresentava il BA ("l'anima") del dio del sole Ra , di cui era l'emblema — tanto che nel tardo periodo il geroglifico del Bennu veniva impiegato per rappresentare direttamente Ra. Essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere — che appunto veniva chiamato "la stella della nave del Bennu-Asar", e menzionata quale Stella del Mattino nell'invocazione:


«Io sono il Bennu, l'anima di Ra, la guida degli Dei nel Duat. Che mi sia concesso entrare come un falco, ch'io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino.»


Quetzalcoatl, dio uccello (o serpente piumato) dell'America del Sud (Messico), aveva il dono di morire e risorgere; grande sovrano e portatore di civiltà. Da un'iscrizione Maya del 987 d.C.: «Arrivò Kukulkán, serpente piumato, a fondare un nuovo stato». I toltechi ne parlano come di un re-sacerdote di Tollan, che morì nello Yucatan, forse arso su un rogo (come la Fenice). Wakonda, uccello del tuono degli indiani Dakota. Per i Sioux, "grande potere superiore", fonte di potere e saggezza, divinità generosa che sostiene il mondo e illumina lo sciamano. Nella narrativa dell'antica Persia è presentata con il nome di Homa o Seemorgh."